Riccardo Previdi, Carlo Zauli
Sconvolti

in collaborazione con Museo Carlo Zauli, Faenza

Inaugurazione:
Lunedì, 7 Aprile
dalle ore 18  alle 21

Orari Milano Design Week:
Martedì 8 Aprile – Venerdì 11 Aprile
11 – 18
Sabato 12 Aprile e Domenica 13 Aprile
12 – 18

fino al 16 Maggio 2025
su appuntamento

scrivi a spaziolima @pconp.com o whatsapp al +393478212305

Siamo sulla scena di un’esplosione: materiali sparsi, superfici alterate, una luce rossastra che persiste nell’aria. Entrando nella stanza, si incrociano gli sguardi fissi dei gatti, silenziosi e vigili, come testimoni di un cambiamento appena avvenuto o di qualcosa che sta per accadere.

Sconvolti mette in dialogo due ricerche artistiche distanti nel tempo: quella di Carlo Zauli e quella di Riccardo Previdi, entrambe caratterizzate da una tensione latente che si manifesta nella materia delle opere. I Vasi Sconvolti di Zauli portano i segni di una trasformazione: la materia si deforma, si apre, come attraversata da una forza improvvisa. Questo gesto segna una rottura con la ricerca di equilibrio formale del decennio precedente, rivelando invece l’inquietudine del periodo storico in cui sono nati. Realizzati dal 1976, negli anni di piombo, questi lavori sembrano assorbire e restituire l’incertezza del loro tempo, trasformando la ceramica in una superficie sensibile, quasi vulnerabile.

Le opere di Riccardo Previdi amplificano il senso di instabilità. Le sculture della serie Attenti al lupo riprendono la forma dei Maneki Neko, i celebri gatti giapponesi portafortuna, ma qui il loro atteggiamento è diverso: non accolgono, ma osservano. Il loro sguardo ipnotico ed enigmatico suggerisce una presenza vigile, una soglia da attraversare con cautela.

La trave nera, suddivisa in tre parti, evoca un frammento di una struttura crollata o, al contrario, un punto d’appoggio, una zattera su cui ritrovare equilibrio. Intorno a essa, oggetti e figure si dispongono in una coreografia che intreccia memoria e presente, materia e vita.

A concludere questa tensione sospesa, il neon rosso di Previdi – un ritratto del gallerista e amico Massimo Minini, realizzato utilizzando la sua calligrafia e intitolato con il suo nome di battesimo: Massimo (its just a matter of time), 2023. Un invito a osservare e a percepire il sottile confine tra ciò che è stato e ciò che sta per accadere.

Intervista a Riccardo Previdi e Matteo Zauli

Sconvolti sconvolto /scon·vòl·to/ aggettivo

1. Ridotto in stato caotico, messo a soqquadro. “un paese s. dalla guerra”

2. Gravemente turbato, profondamente scosso. “sono s. per quello che è accaduto”

definizione da: Dizionario Oxford Languages

Partiamo dal titolo.
Matteo, perchè Carlo Zauli lo ha scelto per questa serie di lavori?

MZ: I vasi sconvolti nacquero per caso, come frutto inaspettato di una ricerca sulla forma vaso che in qualche modo potesse avvicinarsi a quella sulle forme geometriche primarie, ed il nome deriva direttamente dall’atmosfera che in quel periodo si respirava nella società italiana: i primi vasi sono stati prodotti fine del 1976, e sono proliferati nei due anni successivi, durante gli anni di piombo. Mio padre spesso diceva questi vasi respiravano il clima di violenza e di disordine che caratterizzava l’Italia di quei giorni.

Riccardo, dov’è lo sconvolgimento nelle tue opere?

RP: Ho fatto una serie di lavori il cui titolo era Wrong Test.. Ho intitolato una mostra Broken Displays.. Un’altra Fraktur.. e potrei continuare. L’idea di sconvolgimento è molto presente nella mia ricerca. È dagli incidenti, che partono tante delle mie riflessioni. Mettere a soqquadro qualcosa non significa necessariamente comprometterne il funzionamento ma sicuramente cambiarne radicalmente la struttura, la forma. Il mio lavoro osserva da anni la relazione che sussiste tra le promesse di progresso e riscatto sociale fatte dalla modernità e le crescenti contraddizioni che essa stessa genera.

Siamo tutti sconvolti?

RP: Vasco se n’era accorto già un po’ di tempo fa: …Siamo solo noi. Generazione di sconvolti che non han più santi ne eroi. Siamo solo noi. Siamo solo noi...

Come lo possiamo leggere oggi?

RP: Parlando dell’oggi… chi più… chi meno, almeno per il momento. Penso tuttavia che si possa dire senza problemi che stiamo attraversando un periodo di grandi mutamenti e che in molti casi assumono le proporzioni di veri e propri sconvolgimenti.

Matteo, cosa penserebbe tuo padre di questo dialogo tra le sue ceramiche e le sculture di Riccardo? E tu? Come vedi l’evoluzione del suo linguaggio ceramico nelle opere esposte?

MZ: Mio padre era estremamente interessato a contestualizzare il suo lavoro accanto a quello di artisti di altre generazioni. Quindi immagino che ne sarebbe entusiasta. Una delle cose che ripeteva spesso era quanto fosse importante vivere appieno la propria contemporaneità artistica e culturale, da cui abbiamo sempre pensato che fosse di primaria importanza provare a mettere in dialogo le sue opere con quelle di artisti del nostro tempo.

In particolare, io credo che esista nel lavoro di Riccardo un sistema dialettico tra forma e rottura, tra immagine ed interferenza che, in maniera totalmente altra dialoga con le dialettiche interne al lavoro di Zauli. Mettere in relazione questi due sistemi è porre a contatto un’affinità sistemica che dialoga sotterraneamente tra forme e contesti culturali completamente diversi.

Riccardo, cosa ti ha attratto delle ceramiche di Zauli?

RP: La forma. Il controllo e la sua stessa negazione. L’incidente come parte integrante e generativa dell’opera stessa. Il soffio vitale. L’aver dato più importanza al processo che al risultato finale. Il fatto di aver riconosciuto nella fine di un qualcosa (un vaso) l’inizio di qualcos’altro (un’opera).

Nelle ceramiche di Carlo Zauli e particolarmente negli Sconvolti ho trovato la voce di un collega, un potenziale compagno di strada, un amico virtuale che, pur avendo vissuto e operato in un periodo diverso dal mio, ha inteso la ricerca artistica come uno strumento per sondare se stesso e riflettere sul mondo che lo circondava.

Come dialogano le tue sculture con la fragilità e la forza delle opere di Zauli?

RP: È un incontro tra opposti, come lo Ying e lo Yang. Le sue nascono da una disciplina coltivata negli anni, le mie sono il frutto di un’idea. Le ceramiche di Carlo sono fatte interamente da lui, le mie no. Come nello Ying c’é un po’ di Yang e vice versa, così nelle mie ceramiche torna a manifestarsi la modellazione eseguita per mano dell’artista mentre nei vasi di Carlo un’idea germina all’interno di un lavoro le cui premesse sono tutt’altro che concettuali.

C’è un elemento specifico nelle opere di Zauli che ha influenzato le tue scelte per questa mostra?

RP: La natura apparentemente casuale e sconvolta delle forme. Quasi fossero state generate da un’esplosione.

Matteo, quali erano i rituali di tuo padre in studio? Come nascevano i lavori, e come era il lavoro in un grande studio come il suo, con tanti collaboratori?

MZ: Volendo semplificare, possiamo senz’altro dire che i lavori nascevano dall’osservazione delle forme d intenzioni dell’arte del proprio tempo, facilitata dall’incontro continuo con altri artisti che mio padre ospitava a casa ed in studio, e da una pratica ceramica declinata nella direzione della scultura.

Quindi la ritualità di lavoro era compiere tutti i passaggi costruttivi della grande scultura in ceramica, tutti mutuati da un sapere artigianale molto approfondito, partendo da forme ed intenzioni che cn la ceramica avevano poco da spartire, se non per i clamorosi esempi di riferimento di Leoncillo e Lucio Fontana.

Riccardo, come nascono le tue sculture? C’è un processo di improvvisazione?

RP: Per ottenere i miei gatti ho modellato tre piccole statuine di Pongo, alte qualche centimetro che poi ho fatto scansionare e successivamente stampare in 3D. Molti miei lavori sono il frutto di un lungo processo che coinvolge persone e tecnologie diverse. Questo percorso arricchisce il lavoro introducendo una serie di elementi che sono fuori dal mio controllo. Se improvvisare significa lasciarsi guidare dell’intuito lasciandosi andare, questo è il mio modo per farlo.

Come vi confrontate con la ceramica, che per Riccardo è un medium entrato di recente nella pratica? Cosa vi affascina della sua trasformazione?

RP: Sono arrivato alla ceramica dopo aver lavorato con la WASP, azienda leader nella stampa 3D. I primi Maneki Neko li avevo realizzati grazie ad una collaborazione con la Giovanardi Spa, una società specializzata nella produzione di display per il mondo del retail, ed erano stati stampati in un materiale plastico ottenuto dal mais. Dopo quella prima esperienza in occasione di una residenza organizzata da studio senzatitolo. ho avuto la possibilità di confrontarmi con diverse realtà legate alla ceramica nella città di Faenza. Nel corso di questa esperienza ho conosciuto gli artigiani con cui cui ancora oggi collaboro e ho realizzato le mie prime sculture in ceramica stampate direttamente in 3D. Da tempo ero alla ricerca di un materiale che fosse prezioso e allo stesso tempo duttile. Che avesse il calore e la nobiltà delle pratiche artistiche tradizionali ma con il quale fosse possibile anche interagire avvalendosi delle più avanzate tecnologie contemporanee.

MZ: Per spiegare il mio legame con la ceramica mi riallaccio a quest’ultima frase di Riccardo: per quanto la si studi e la si guardi applicata da molti artisti contemporanei, questa materia non smette mai di stupirmi, nonostante, oltretutto, io ci sia nato in mezzo.
E’ un materiale umilissimo, ma che al tempo stesso può caricarsi di grandiosa preziosità. Una materia che ci riconnette direttamente all’alba della civiltà umana, facendoci anche scorgere nitidamente un prima, ma che è proiettata nitidamente nel futuro. E nelle mani degli artisti si esalta, sottolineando e caricando di senso questa universalità.

 

Riccardo Previdi

Riccardo Previdi è nato a Milano, Italia. Vive e lavora tra Zurigo e Milano.
Ha studiato Architettura al Politecnico di Milano e Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Questi due percorsi di studio lo hanno portato a sviluppare un interesse per la relazione tra arte e architettura.
La sua ricerca artistica esplora le possibilità e i limiti del pensiero tecnologico e scientifico, mettendo in luce i complessi meccanismi che si celano dietro gli oggetti e le immagini che ci circondano nella vita quotidiana.
Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre personali e collettive a livello internazionale, tra cui Swiss Art Award 2024, Basilea; Kunst Raum Riehen; Museion Bolzano; Villa Croce, Genova; Kunstverein Arnsberg; PAC Milano; Castello di Rivoli, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; MARTa Herford; Kunstverein Bielefeld. Ha partecipato alla 1ª Biennale di Mosca, a Manifesta 7 e alla T1 Torino Triennale.
Riccardo Previdi è rappresentato da Francesca Minini, Milano.

Carlo Zauli

Carlo Zauli (Faenza, 1926-2002) è riconosciuto come uno dei più importanti scultori ceramisti del XX secolo.
Dopo aver vinto i più prestigiosi premi dedicati all’arte ceramica negli anni ’50, all’inizio degli anni ’60 la sua ricerca artistica si è evoluta verso una visione decisamente scultorea della ceramica. In questo periodo ha sviluppato un linguaggio artistico caratterizzato da atmosfere informali, intrecciate a una “naturalità” armoniosa ma al tempo stesso dirompente. Questi sono stati gli anni del suo crescente successo internazionale.
A partire dal 1958, anno in cui ha realizzato grandi bassorilievi per il palazzo reale di Baghdad e per la Zecca di Stato del Kuwait, la sua fama ha continuato a crescere. Tra gli anni ’70 e ’80, il suo lavoro si è diffuso in Europa, Giappone e Nord America, dove ha esposto e collocato opere in collezioni permanenti.
Oggi le sue opere sono presenti in quaranta musei e collezioni pubbliche in tutto il mondo.

Museo Carlo Zauli

Il Museo Carlo Zauli è uno spazio espositivo e di produzione culturale fondato nel 2002, subito dopo la scomparsa dell’artista, su iniziativa della famiglia Zauli.
Nasce all’interno dello storico laboratorio-atelier dello scultore, ripensato per rendere omaggio alla sua opera e per ricreare, attraverso linguaggi contemporanei, la vitalità che ne aveva caratterizzato l’atmosfera sin dal 1949.
Il museo ospita due collezioni permanenti: una dedicata a Carlo Zauli e un’altra con opere di artisti contemporanei. È impegnato nella conservazione, archiviazione e diffusione dell’opera dello scultore faentino attraverso la gestione del suo Archivio, mostre itineranti, pubblicazioni ed eventi in suo onore.
Nel corso degli anni, il Museo Carlo Zauli è diventato un punto di riferimento per la produzione e la promozione dell’arte contemporanea, grazie a una programmazione varia e orientata alla sperimentazione culturale. Tra le sue attività si annoverano residenze d’artista, cicli di conferenze, festival di musica contemporanea e programmi educativi. Il museo collabora attivamente con altre iniziative culturali della città, promuovendo la creatività e lo sviluppo artistico nel territorio.

 

Spazio Lima
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