Monia Ben Hamouda
A New Spelling of My Name

a cura di Christiane Rekade

Orari:

Inaugurazione:
Mercoledì, 11 Dicembre dalle ore 18  alle 21

fino a Febbraio
su appuntamento

scrivi a spaziolima @pconp.com
o whatsapp al +393478212305

Monia Ben Hamouda è conosciuta per le sue installazioni composte da forme in acciaio tagliate al laser, che oscillano tra immagine e scrittura, disegno e scultura. Su queste opere sparge polveri di spezie come curcuma, cannella e peperoncino, lanciandole a mano o, più recentemente, utilizzando una betoniera. L’artista connette così scultura e spazio non solo attraverso il colore, ma anche attraverso un’esperienza olfattiva.

Per la sua mostra A New Spelling of My Name presso Spazio Lima, Ben Hamouda si dedica per la prima volta esclusivamente al medium del disegno — una pratica che in precedenza aveva perseguito più come attività laterale, una sorta di bozzetto o “esercizio mentale.”

I trentadue disegni, realizzati quest’estate in diversi luoghi -alcuni nel corso di una residenza in Spagna-, si sviluppano come potenti narrazioni visive. Ben Hamouda lavora con pastelli ad alto contenuto di pigmenti e inchiostro nero. Combina nuvole di colore eteree e simili a fumo, nei toni beige, arancio e rosso, con linee di inchiostro nette e dinamiche. I disegni sviluppano una propria forza e tensione, quasi una danza di energie. Evocano immagini di fuoco, segnali di fumo o scintille nell’aria. C’è qualcosa di minaccioso, ma allo stesso tempo incredibilmente rassicurante — come osservare le fiamme di un falò nella notte.

“Ho iniziato questo lavoro con un’idea vaga di combustione e ho cercato di tenerla a mente mentre disegnavo,” ha scritto Monia durante i preparativi per questa mostra. In un’epoca in cui la volontà di accendere roghi ideologici cresce a un ritmo allarmante, i disegni di Ben Hamouda trasmettono un acuto senso di urgenza, una rabbia profonda e un senso di impotenza. Rage Passing Through Generations è il titolo di questa serie. La rabbia intergenerazionale, o i traumi ad essa associati, è un tema ricorrente nel lavoro di Ben Hamouda. Cresciuta tra due culture (italiana e araba), l’artista affronta costantemente le esperienze complesse e i conflitti legati a questa doppia identità.

Tuttavia, i disegni offrono anche uno spazio per la riflessione, per i ricordi che confortano e custodiscono una nuova possibilità in ogni atto di distruzione. Sono immagini del fumo generato dalla combustione — un tentativo (fallito) di estinzione. Tracce che rimodellano resti gassosi in nuove forme — riscrivendo parole e nomi.

Come nelle sue opere scultoree, Monia Ben Hamouda instaura un intenso dialogo con lo spazio espositivo nella presentazione dei suoi disegni. I visitatori vengono accolti da un gruppo di disegni incorniciati appesi alle pareti grezze dell’area d’ingresso. La maggior parte delle opere, tuttavia, è esposta su due tavoli in MDF nero, allineati al centro della stanza. Questi tavoli (due pezzi unici) sono stati progettati da Ermanno Previdi quando lo studio pconp si è trasferito nella sede di Via Benedetto Marcello nel 2016, originariamente destinati alla sala riunioni, ora utilizzata come spazio espositivo. Con le loro gambe imponenti a forma di stella, i tavoli costituiscono un contrappunto alla leggerezza dei disegni.

Anche nella disposizione, Ben Hamouda sperimenta con sfondi di colori diversi. I fogli grigi, avorio o neri sono disposti in gruppi che interagiscono con lo spazio e la distanza, permettendo a ciascun lavoro di estendersi oltre il proprio bordo e, allo stesso tempo, di stabilire una nuova connessione con il contesto generale.

In questa mostra, il disegno emerge con forza come medium a sé stante e rivela l’esplorazione da parte dell’artista di temi come distruzione, trasformazione, rabbia, impotenza — e la forza che può scaturire da essi.

Monia Ben Hamouda

Monia Ben Hamouda (Milano, 1991) è un’artista visiva italo-tunisina, che lavora tra al-Qayrawan (Tunisia) e Milano (Italia). Ha conseguito una laurea in Belle Arti presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano ed è attualmente finalista al Maxxi Bvlgari Prize 2024. Le sue opere sono state esposte in sedi quali: MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma; La Casa Encendida, Madrid; ChertLüdde, Berlino; Latvian Center of Contemporary Art, Riga; Kunsthalle Wien, Vienna; Ashes/Ashes, New York; MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Roma; Istituto Svizzero, Milano; FRAC Corsica, Ajaccio; MUDEC Museo delle Culture, Milano; MUSEION Museo di Arte Moderna e Contemporanea, Bolzano; FRAC Bretagne, Rennes; Heidelberger Kunstverein, Heidelberg; Jevouspropose, Zurigo; ar/ge kunst Kunstverein, Bolzano; Museo Salvatore Ferragamo, Firenze; Kunsthalle Mainz, Mainz.
Ha ricevuto il Vordemberge-Gildewart Foundation Grant  (2024), il Premio Fondazione Merz (2024), il Museion Audience Award (2024), il Pollock-Krasner Foundation Grant (2022), l’Italian Council for Contemporary Art (2023; 2024).

Christiane Rekade

Christiane Rekade è curatrice all’istituto di arte e architettura (Fachstelle Kunst und Bau) della Città di Zurigo (CH). Dal 2016-2020 Rekade è stata la direttrice artistica di Kunst Meran/o Arte. Dal 2013-2016 ha codiretto il Michel Majerus Estate a Berlino. Rekade ha curato diverse mostre in Italia e all’estero e ha collaborato con artisti come Simon Starling, Alterazioni Video, Giulia Cenci, Helen Mirra, Gianni Pettena, Pawel Althamer, Suzanne Philipps, Thomàs Saraceno, Monika Sosnowska, Studio Other Spaces, per citarne alcuni. È la presidente del Kunstverein Last Tango, Zurigo, e membro del consiglio della fondazione per l´arte della VP Bank Vaduz/Zurich.

Spazio Lima
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