Corrado Levi
Entre amis

a cura di Yari Miele

con un testo di Riccardo Previdi

Inaugurazione:
Mercoledì, 28 Maggio
dalle ore 18  alle 21

fino al 27 Giugno 2025
su appuntamento

scrivi a spaziolima @pconp.com o whatsapp al +393478212305

Entre amis è il titolo della mostra personale di Corrado Levi curata da Yari Miele che Spazio Lima ha l’onore di presentare.

Secondo Empedocle, l’amicizia (*philia*, ϕιλία) è un concetto fisico: una forza cosmica — e al tempo stesso una divinità — che spinge gli elementi (aria, acqua, terra, fuoco) verso un’armonica unità. Per noi, oggi, l’amicizia è quel sentimento reciproco di affetto tra persone che, in alcuni casi, può sfociare anche in una relazione amorosa. È proprio questo tipo di legame ad aver reso possibile la mostra/incontro. E, come in ogni incontro che si rispetti, è stato necessario delimitare uno spazio, tracciare un campo… da gioco.

Per farlo, Corrado installa Desiderando gli amici (1992), trattandola come se fosse una rete da pallavolo o da tennis. L’opera consiste in un cavo d’acciaio teso che attraversa diagonalmente lo spazio espositivo, dividendolo in due settori la cui forma può evocare quella di due squadre… da disegno.

A questo cavo sono appese cinture dalle fogge e dai colori più diversi, appartenute — come suggerisce il titolo — ad amici. Ma forse questo dispositivo che rimodula lo spazio, questo elemento che divide pur permettendo il passaggio, richiama anche le tende colorate che un tempo si vedevano d’estate all’ingresso delle botteghe, usate per tenere lontane le mosche. Una rete, una tenda, o forse… una hall of fame.

Queste presenze languide — che portano ancora l’impronta dei corpi che le hanno indossate, deformate come pelli di serpente abbandonate dopo la muta — pur nella loro leggerezza e giocosità, sprigionano una carica erotica che riecheggia i Presagi di Birnam dell’amica Carol Rama.

Pur lasciandosi attraversare (o forse dovremmo dire trapassare), queste vecchie cinture restituiscono carezze a chi, coraggiosamente, si avventura nell’attraversamento dell’opera. E ci spingono a infrangere la prima regola di ogni spazio espositivo istituzionale: “Si prega di non toccare le opere.”

A occupare questo inusuale campo da gioco ci sono altre due opere: una Lampada Edipo (2003) e il vaso di rose Il Cangiante (1986), il cui nome rimanda all’omonima e importante mostra collettiva curata da Corrado Levi al PAC di Milano nello stesso anno. Oggetti in bilico tra funzione e pura fruizione estetica. Arte funzionale o design artistico? Nessuno dei due!

L’intenzione è piuttosto quella di ribadire che il territorio più fertile in cui seminare è quello fecondo del tra.

La pratica di Corrado Levi, infatti, apre spazi possibili, operando scarti e lavorando sugli interstizi. Il punto non è più definire, chiudere, ma restare in tensione, promuovendo l’ascolto — consapevoli che le cose non sono mai ferme, ma in costante mutazione, in un moto oscillatorio e, per l’appunto: Cangiante!

Grazie, Corrado, per questa preziosa lezione.

Corrado Levi

Corrado Levi, nato a Torino, è un intellettuale dalla diversificata formazione ed attività.
Come architetto si è laureato a Torino con Carlo Mollino, è stato assistente di Franco Albini all’Istituto Universitario d’Architettura di Venezia, ha poi ottenuto la cattedra di Composizione Architettonica alla Facoltà di Architettura presso il Politecnico di Milano, dove ha formato innumerevoli allievi. Nel suo insegnamento ha sempre fatto coesistere l’esperienza dell’arte con quella dell’architettura. Ha svolto attività professionale dall’arredamento alla progettazione ottenendo il Premio INARCH (1966) per il migliore edificio industriale. Ha ristrutturato il Museo di Arte Contemporanea a Guarene della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (1997).

Nell’arte, educato dal padre collezionista d’arte moderna, è stato compagno di strada di molti movimenti, quello dell’’Arte povera’ della quale ha guardato la sintassi, della ‘Transavanguardia’ della quale ha visto la libertà, del movimento dell’’East Village’ e dei ‘Graffiti’ a New York dei quali ha invidiato la strada. È stato in prima persona animatore, critico e compagno d’arte del movimento degli anni Ottanta organizzando nel suo studio a Milano le prime mostre degli artisti di quella generazione. Nel 1991 gli è stato conferito il Premio Francesca Alinovi.

Come artista espone regolarmente con le gallerie Fabbrica Eos, Ribot, Franco Toselli e Artra. Ha esposto in numerose mostre personali in Italia e all’estero tra cui Puck Building, New York, 1983, Brown Boveri, Milano, 1985, XI Quadriennale, Roma, 1986, Wessel O’ Connor, New York, 1990, Guido Carbone, Torino, 1990, Rocca di Umbertide, 1990, Studio Cristofori, Bologna, 1992, Studio Simonis, Parigi, 1999, Castello di Rivara, Torino 2000, San Filippo Neri, Torino, 2002, Calcografia Nazionale, Roma, 2002, Istituto Italiano di Cultura Rabat 2006, GAMeC, Bergamo, 2010, Tate Modern, Londra, 2010, Cà Rezzonico, Venezia, 2015, Triennale, Milano, 2018 e 2020. Nel 2014 si esibisce al Teatro Scientifico Bibiena di Mantova a cura di Franco Piavoli. Nel 2011 è stato invitato al Padiglione Italia nel mondo, Biennale di Venezia a Rabat, a cura di Vittorio Sgarbi e nel 2014 alla 14esima Mostra Internazionale di Architettura,  Biennale di Venezia a cura di Cino Zucchi.

Ha inoltre esposto in diversi spazi indipendenti milanesi tra cui Mars, Peep Hole, Lucie Fontaine, Le Dictateur, AlbertoAperto.

Come scrittore si sente allievo degli aforismi di Karl Kraus e di Erik Satie. Ha pubblicato saggi su Filippo de Pisis, M.C. Escher, Alighiero Boetti, Mario Schifano, Carla Accardi, Otto Dix, Carol Rama, oltre a quelli sui giovani artisti italiani per cui ha tenuto per un
anno una rubrica su Flash Art.

Come curatore: Trementina eccitata, Studio Cristofori, Bologna 1986, Il Cangiante, PAC Padiglione Arte Contemporanea, Milano 1986-87, Spunti di giovane arte italiana, Buades, Madrid e Palau Solleric, Palma de Mallorca, 1988, Specificazioni della nuova arte italiana, Riverside Studios, London 1989, Esso Gallery 1997 New York, 45 Mostra Internazionale d’arte la Biennale di Venezia, Alighiero Boetti – Quasi tutto, con G. Di Pietrantonio, GAMeC, Bergamo e Fundaciòn Proa, Buenos Aires, 2004, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo Torino 2004, Stefano Arienti Maxxi Roma 2004-2005.

Come politico ha partecipato attivamente al Movimento Studentesco del ’68 e seguenti. È stato uno dei protagonisti del F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) insieme a Mario Mieli e tanti altri, dove si è praticata negli anni 1972/73, la prima volta in Italia, l’autocoscienza: il parlare di sé confrontando le diverse esperienze. Ciò prima che il F.U.O.R.I. si associasse al Partito Radicale virando verso i diritti civili, mentre invece quella prima esperienza che durò due o tre anni si proponeva, come allora le femministe, un rinnovamento della società tutta.

Sul suo lavoro d’arte hanno scritto: Elena Pontiggia, Beppe Finessi, Luca Massimo Barbero, Damiano Gulli, Maria Villa, Federico Sardella, Giacinto Di Pietrantonio, Fabio Carnaghi, Michele D’Aurizio, Simone Frangi, Marco Tagliafierro, Giorgio Verzotti, Bettina Della Casa, Luca Beatrice, Angela Vettese, Alberto Mugnaini, Francesca Alfano Miglietti, Lea Vergine, Viana Conti, Ida Giannelli, Achille Bonito Oliva, Guido Curto, Hans Ulrich Obrist.

Compare nel docufilm Felice chi è diverso di Gianni Amelio nel 2014.

È guanto d’argento di Boxe Savate.

Yari Miele

Nato a Cantù (Como) nel 1977, si diploma nel 1997 all’Istituto Statale d’Arte “Fausto Melotti” e si laurea in Pittura nel 2003 all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Ha partecipato a workshop con Carla Accardi, Gilberto Zorio e Corrado Levi. Con Levi, ha proseguito la collaborazione affiancandolo in studio, e successivamente ha lavorato con l’Archivio Marion Baruch.

Dal 2013 è co-direttore dello spazio MARS (Milan Artist Run Space) e dal 2016 collabora con lo spazio Albertoaperto. È presente su ItalianArea dal 2018 e dal 2020 lavora con Nicoletta Rusconi per il progetto ArtBite/Bite&Go. Le sue opere fanno parte della collezione Colombo Industrie Tessili e dell’Archivio di Stato di Modena.

La sua ricerca indaga l’esperienza della visione attraverso un’esplorazione della luce e della sua assenza, riflettendo sullo spazio come entità fisica e metaforica. Le sue opere instaurano un dialogo tra interiorità e percezione esterna, tra ciò che si accende e ciò che si spegne, generando riflessi che modificano lo spazio e rivelano nuove forme sospese nel vuoto.

Spazio Lima
Spazio Lima
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