Orari
Inaugurazione 17/02
h. 18.00 – 20.00
dal 17/02
fino al 10/04
solo su appuntamento
whatsapp al +3391544010
Spazio Lima è felice di presentare Limature 2002–2003, una mostra personale di Alice Guareschi.
Il progetto nasce dal ritrovamento nell’archivio privato dell’artista di una serie di videocassette girate allo Spazio Lima di via Masera tra il 2002 e il 2003, nei primi anni della sua apertura al pubblico. Nato nel novembre del 2002 da un progetto condiviso assieme allo Studio pconp, Spazio Lima è stato gestito e curato tra il 2002 e il 2007 da Giovanna Amadasi, Andrea Lissoni e Federica Rossi in collaborazione con Xing, organizzazione indipendente nata nel 2000 dall’esperienza del Link project, quasi in parallelo alla fondazione dello spazio Raum a Bologna (curato da Daniele Gasparinetti, Silvia Fanti e altri). Con una programmazione incentrata sulla sperimentazione e i linguaggi cross disciplinari, nel corso dei suoi cinque anni di vita lo spazio ha ospitato e prodotto mostre, presentazioni di libri, live media, lecture, sound act e performance dal vivo, diventando un punto di riferimento per una generazione di artisti e studenti in un periodo in cui l’offerta sul contemporaneo a Milano era molto ridotta. Le immagini, realizzate con una piccola videocamera MiniDV in modo spontaneo e fisico, ma con silenziosa consapevolezza autoriale, restituiscono frammenti di una stagione intensa e sperimentale della scena culturale milanese d’inizio anni 2000, fatta di incontri, pratiche condivise e relazioni. Montate a oltre vent’anni di distanza, diventano oggi un archivio affettivo e un’occasione di rilettura collettiva di uno spazio-tempo che ha segnato un passaggio generazionale.
“Queste sono immagini girate per amicizia. Era un periodo di esplorazione, all’epoca avevo appena fatto i miei primi lavori con il video, Andrea era stato un incontro per me importante e Spazio Lima un posto che avrei frequentato sempre. Forse in qualche modo desideravo essere anch’io parte attiva di quell’esperienza, così gli ho proposto di esserci e di registrare quello che succedeva. Inizialmente credo che la mia idea fosse quella di ricavarne una sorta di documentazione modulare, un archivio video che avrebbe tenuto traccia di cosa accadeva nel tempo, ma poi dopo un po’ sono andata a vivere a Parigi e quelle immagini non le ho mai più riguardate. C’est la vie. Nel frattempo il project space di via Masera ha cambiato direzione artistica, poi ha chiuso, lo studio pconp ha traslocato, quell’esperienza si è conclusa… Per ripartire nel 2021 nello spazio attuale in via Benedetto Marcello, con nuove energie e una diversa identità. Quando ho proposto loro l’idea, Riccardo Previdi e Anna Abbà hanno subito accolto con entusiasmo la possibilità di un momento di restituzione e di ritrovo intorno a un’esperienza che molti di noi ricordano con grande affetto. Lo spirito che muove questo progetto oggi è il tornare, condiviso, a un momento condiviso nel passato, ma nello spazio fisico di oggi. La creazione di un piccolo cortocircuito spazio-temporale.
Nessuna pretesa di sistematicità o filologia, nessun interesse nella creazione di un archivio storico esaustivo, che non è il mio compito. Più che i protagonisti delle singole serate o le loro opere, queste immagini raccontano infatti un tempo e uno spazio — la sua atmosfera, le persone che lo abitavano, le cose che sono successe — con il mio sguardo di allora, rendendo omaggio alle ragioni che ai tempi mi hanno spinto a filmare, in primis la curiosità e l’amicizia. Sono una testimonianza parziale, la mia. Ho sempre amato filmare con videocamere a bassa definizione. La macchina spesso perde il fuoco, l’immagine si sgrana, il suono in presa diretta è sporco… ma c’è morbidezza nelle immagini, e il movimento è leggero. Si può essere invisibili eppure presenti. Nel montaggio in mostra ho utilizzato gran parte del materiale ritrovato in cinque cassette. E visto che fare una carrellata di ‘best of’ non è nelle mie corde, né mi interessa, ho mantenuto i momenti di pausa, le attese, le conversazioni in campo e fuori campo, le imperfezioni di un’inquadratura che si aggiusta e ‘guarda’ in tempo reale. Molto montaggio lo avevo già fatto in macchina ai tempi, quanto consapevolmente non ricordo, e così l’ho lasciato com’era, limitandomi a rifilare i bordi di sequenze che scorrono.
Immagini come limature, residui di memoria in movimento. Alle pareti dello spazio espositivo, grandi manifesti riproducono la timeline delle sette serate di cui ho materiale, così da permettere una visione d’insieme dei contenuti. A punteggiare lo spazio, poi, o come a provare a racchiudere i ricordi tra piccole parentesi bianche luminose, ci sono due scritte al neon di produzione recente. La prima riporta una parola inglese d’uso colloquiale, hereish (“più o meno qui”, composta dall’avverbio here e dal suffisso -ish, che conferisce al primo un valore di approssimazione), mentre la seconda il palindromo yet not yet (“ancora non ancora”), dove è invece il tempo a entrare in un movimento spiralico capace di tenere insieme il passato e il futuro, nel presente. In dialogo con il video, i neon materializzano quella riflessione su spazio e tempo, esperienza soggettiva e memoria, che attraversa tutto il mio lavoro, e invitano chi guarda a fidarsi delle proprie coordinate soggettive, anche se imperfette, in direzione di territori dove gli spazi reali e le proiezioni di paesaggi mentali inevitabilmente si sovrappongono.”
Alice Guareschi
Alice Guareschi (1976) è artista visiva, vive e lavora a Milano. Laureata in filosofia all’Università di Bologna con una tesi sul cinema sperimentale, articola la sua ricerca utilizzando formati e linguaggi differenti come il video, la scultura, l’installazione site-specific e la parola scritta, con un approccio concettuale e l’inclinazione a spaziare liberamente tra tecniche diverse. Nelle sue opere non tutto è mostrato, non tutto è detto. Il fuoricampo si impone come una presenza viva, potente e necessaria, affermando la possibilità di prospettive differenti, di immagini oltre il visibile. Prima di rientrare in Italia ha vissuto per molti anni a Parigi, dove è stata artista in residenza al Pavillon du Palais de Tokyo nel 2005 e alla Cité Internationale des Arts nel 2012 e 2015. Nel 2008 ha vinto la Borsa per la Giovane Arte Italiana del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, e nel 2022 il bando di produzione PAC2021 promosso dalla DGCC del Ministero della Cultura. Dal 2018 insegna scrittura del progetto e ricerca creativa al Triennio di Fotografia dello IED di Milano. Ha partecipato a mostre e festival in Italia e all’estero, esponendo in istituzioni pubbliche e private tra cui: Fondazione Re Rebaudengo, Torino; Palais de Tokyo, Parigi; PAC, Milano; Castello di Rivoli, Torino; MAMbo, Bologna; GAMeC, Bergamo; Mart, Rovereto; The Delaware Contemporary, Philadelphia; Palazzo delle Esposizioni, Roma; Dunkers Kulturhus, Helsingborg; Fondation d’Entreprise Ricard, Parigi; Villa Arson, Nizza; Parco del Foro Italico, Roma; Filmmaker Festival, Milano; Impakt Festival, Utrecht; Italian Cinema London Festival; Mostra del Nuovo Cinema, Pesaro; Milano Design Film Festival; Microscope Gallery, New York; Triennale, Milano; Macro, Roma.










